Sul Foglio si legge stamane che una buona notizia emerge dai lavori parlamentari a proposito delle politiche relative alla neutralità climatica. È stata infatti approvata a larga maggioranza una mozione – presentata da Calenda – che invita il governo a non escludere l’ipotesi del nucleare come alternativa alle fonti fossili. A votare a favore sono stati i partiti di maggioranza, mentre Pd e Verdi si sono dichiarati contrari.

Il commento del giornale fondato da Giuliano Ferrara è molto chiaro:’“Se si vogliono far coincidere le parole e le buone intenzioni con i fatti la pregiudiziale antinucleare deve cadere. Che questo sia avvenuto anche in Italia – conclude l’anonimo editorialista – grazie a una larga maggioranza su iniziativa di una parte dell’opposizione è un ottimo segno. Prima o poi anche il resto dell’opposizione dovrà fare i conti con la realtà”.

Ora resta da chiedersi perché mai nel Pd non si manifesti una maggiore consapevolezza sulla necessità di sganciare il dibattito sul nucleare da antiche obiezioni, storicamente viziate da resistenze persino dogmatiche. A me ha sorpreso che lo stesso a Enrico Letta, ben prima della campagna elettorale, prendesse posizione contraria: all’Europa disposta a discuterne, il Pd reagiva con inusitata rigidità. Eppure, come dicono gli esperti e come recita la mozione, il futuro del nucleare pulito non è fuori dalla nostra portata.

In effetti, questa chiusura del Nazareno su un punto così delicato per quanto riguarda la politica energetica e ambientale, getta un ombra sulla visione di futuro che la sinistra propone come sua carta di identità. Mentre si può comprendere l’atteggiamento dei Verdi, di solito improntato a un certo fondamentalismo ecologista, non si riesce a capire la motivazione (o la convenienza) che spinge il Pd sul terreno infido della negazione a oltranza. È questo il riformismo che s’intende proporre, anche nella versione “più netta” rivendicata dal nuovo gruppo dirigente?